Quali vie di uscita dalla povertà?

Il fenomeno della povertà in Italia è ormai diventato endemico e pervasivo, interessando anche singoli cittadini e famiglie appartenenti a quei ceti medio – alti che fino a pochi anni fa potevano considerarsi immuni dal rischio di cadere in povertà.
Le cause della diffusione della povertà sono strutturali, legate alla crisi economica che interessa il nostro Paese da decenni, con la conseguenza di avere incrementato la povertà da sofferenza occupazionale di disoccupati, precari e cassaintegrati che si trovano a vivere con redditi inadeguati a soddisfare le esigenze quotidiane, a volte quelle necessarie alla sussistenza di sé e dei propri famigliari.
Per rispondere alle esigenze dei poveri, oltre che garantire per quelli più disagiati – anziani con pensione minima, malati gravi e cronici, ecc. – le migliori prestazioni di assistenza sociale e sanitaria, evitando di tagliare la spesa pubblica che interessa questi settori, per i poveri da sofferenza occupazionale occorre individuare delle soluzioni che siano strategiche e strutturali.
Le soluzioni devono tenere conto della necessità primaria per rispondere a questo tipo di povertà: la necessità di creare occupazione per coloro che, in età adulta e attiva, lontani dalla pensione, possono reinserirsi a pieno titolo nel mono del lavoro.
In questo senso, le diverse misure di welfare che vengono attuate per sostenerli – il REI in particolare – devono tenere conto della necessità di creare occupazione coinvolgendo negli interventi di Politiche Attive del lavoro anche le imprese, che devono essere a loro volta sostenute per tornare ad essere produttive e creare così occupazione, garantendo un reddito che deve comunque essere distribuito secondo criteri di eguaglianza e di equità.


Roberto Cardaci                                                                                                      Rosario Cutri
Sociologo                                                                                           Presidente Unsicoop Piemonte e Valle d'Aosta

Mondo cooperativo ed economia reale

La possibilità più realistica di uscire dalla povertà in Italia è data dalla creazione di progetti strategici e strutturati finalizzati al rilancio dell’economia reale, così da permettere a tutti quei poveri da sofferenza occupazionale che possono rientrare al lavoro di avere opportunità reali e concrete di occupazione e poter così riprendere uno stile di vita dignitoso e progettare il proprio futuro e quello dei figli.
Il rilancio dell’economia reale può avvenire sostenendo e potenziando le attività delle piccole e medie imprese e delle Cooperative, tipologie di imprese che, da sempre, hanno garantito la tenuta del connettivo economico dell’economia italiana, più di quanto lo abbiano fatto quelle grandi, peraltro, ora, secondo la logica della globalizzazione, orientate sempre più a operare in paesi che garantiscano loro condizioni di miglior favore per la loro produttività-
In particolare, le cooperative che operano in ogni settore, da quello del lavoro a quello dei servizi alla persona, e che contribuiscono già nella fase attuale alla realizzazione del PIL nazionale con quote notevoli di fatturato, possono giocare un ruolo attivo nell’implementare l’economia reale necessaria per il rilancio del Paese e contrastare efficacemente le povertà.
Ciò è possibile grazie alla flessibilità, alla creatività ed alle competenze che gli addetti della cooperazione possono mettere a disposizione per creare nuove attività, oltre a garantire posti di lavoro, che possono essere ancora incrementati nell’ambito dello sviluppo che il settore della cooperazione può garantire.


Roberto Cardaci                                                                                                      Rosario Cutri
Sociologo                                                                                          Presidente Unsicoop Piemonte e Valle d'Aosta



NOTA INFORMATIVA
OGGETTO: ORGANO DI AMMINISTRAZIONE DELLE SOCIETA' COOPERATIVE- IMPORTANTI NOVITA' NELLA LEGGE DI BILANCIO

A seguito di quanto previsto nella Legge di bilancio (L.205/2017) all'art 1, comma 936, lettera b) che dispone quanto segue:

"All'articolo 2542 del codice civile, dopo il primo comma è inserito il seguente: <<L'amministrazione della società è affidata ad un organo collegiale formato da almeno tre soggetti. Alle cooperative di cui all'articolo 2519, secondo comma, si applica la disposizione prevista dall'articolo 2383, secondo comma>>

Pertanto tale integrazione al Codice Civile pone il divieto di nomina di un amministratore Unico nelle cooperative, costituite sia in forma di Srl che di Spa. È in vigore dal 1 gennaio 2018 l’obbligo di affidare l’amministrazione della società ad un organo collegiale formato da almeno 3 soggetti.

Come da disposizione dell'art. 2542, secondo comma, c.c. questi ultimi devono essere scelti in maggioranza tra i soci cooperatori o fra le persone indicate dei soci cooperatori persone giuridiche.

Viene inoltre estesa alle cooperative in regime di Srl aventi un numero di soci cooperatori inferiore a venti (20), oppure un attivo dello stato patrimoniale non superiore a un milione di euro (ex art. 2519 secondo comma c.c.), la previsione, già vigente per le Spa, secondo cui “gli amministratori non possono essere nominati per un periodo superiore a tre esercizi e scadono alla data dell’assemblea convocata per l’approvazione del bilancio relativo all’ultimo esercizio della loro carica” (ex art. 2383, secondo comma, c.c.).

Pertanto, nel caso in cui nello statuto adottato dalla vostra cooperativa sia previsto che l'organo amministrativo possa essere composto da un consiglio di amministrazione con almeno tre componenti o da un amministratore unico, e la Vostra cooperativa è amministrata da un amministratore unico, potete procedere con la convocazione di una assemblea ordinaria ed eleggere i membri del consiglio di amministrazione che possono restare in carica per un periodo non superiore a tre esercizi. Successivamente dovrà essere rinominato il CdA.

L'immediata entrata in vigore (1°gennaio 2018) delle disposizioni sopra citate e l'assenza di una disciplina transitoria richiedono il tempestivo adeguamento da parte delle cooperative con amministratore unico o con organo di amministrazione composto da meno di tre componenti, che sono tenute a convocare senza indugi l'assemblea per le dovute variazioni, verificando anche la necessità di procedere ad eventuali modifiche statutarie.


Concludiamo con una nostra riflessione: sebbene l'entrata in vigore di questi obblighi sia onerosa, va a rinforzare la partecipazione dei soci ai processi decisionali, lo spirito della cooperativa e contestualmente ad evitare che una gestione accentrata favorisca comportamenti non consoni alla natura cooperativa e mutualistica dell’impresa.